Rivoluzione Ecodesign: stop alla distruzione dell’invenduto e arrivo del passaporto digitale
Come cambia la filiera del tessile e delle calzature con il nuovo Regolamento UE ESPR
Il mondo della moda si trova di fronte a una delle più importanti transizioni normative degli ultimi decenni.
Il Regolamento Europeo Ecodesign (UE 2024/1781), noto come Regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), è entrato nella sua fase attuativa, e stabilisce una serie di obblighi stringenti volti a trasformare i prodotti industriali per renderli più durevoli, riparabili e facili da riciclare.
La Commissione Europea ha inserito il comparto tessile e quello calzaturiero in cima alla lista dei comparti prioritari.
Per le imprese che operano nei suddetti settori è essenziale comprendere l'impatto operativo dei due punti focali sui quali si concentra questa normativa: il divieto di distruzione dell'invenduto e l'introduzione del Passaporto Digitale del Prodotto.
Stop alla distruzione dei prodotti invenduti
L’Unione Europea interviene in modo drastico sulla gestione delle scorte e dei resi, vietando alle aziende di distruggere, incenerire o mandare in discarica i capi di abbigliamento, gli accessori e le calzature non venduti.
I marchi dovranno riorganizzare i flussi logistici, privilegiando la ricollocazione sul mercato, le donazioni o il riciclo delle fibre.
L'applicazione di questa misura segue una tabella di marcia differenziata in base alla dimensione aziendale:
Grandi imprese: Il divieto assoluto è scattato ufficialmente il 19 luglio 2026.
Medie imprese: Beneficiano di una deroga temporanea e dovranno adeguarsi a partire dal luglio 2030.
Piccole e micro-imprese: Sono attualmente esentate dall'obbligo.
L'obbligo di trasparenza (Febbraio 2027)
Indipendentemente dal blocco della distruzione, sorge un nuovo adempimento informativo.
A partire da febbraio 2027, tutte le aziende (fatta eccezione per le micro-imprese) avranno l'obbligo di pubblicare annualmente sul proprio sito web il quantitativo esatto di prodotti scartati e la loro destinazione finale, seguendo un modello di rendicontazione standardizzato a livello europeo.
Il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP)
Ogni capo d'abbigliamento e calzatura immessi sul mercato europeo dovranno essere dotati di una "carta d'identità digitale".
Questo strumento, accessibile da consumatori e autorità tramite QR Code o chip RFID, conterrà informazioni certificate sulla tracciabilità e sulla sostenibilità del prodotto.
I dati tecnici richiesti includono la composizione dei materiali, la quota di fibra riciclata, l'eventuale presenza di sostanze chimiche critiche, l'impronta carbonica (espressa in kg CO2e) e le istruzioni per lo smantellamento e il riciclo a fine vita.
La filiera deve prepararsi seguendo queste scadenze:
Metà 2027: La Commissione Europea pubblicherà l'Atto Delegato specifico per il settore tessile, definendo i dettagli tecnici e i parametri definitivi da tracciare.
Fine 2028 - Inizio 2029: Il Passaporto Digitale diventerà obbligatorio per la commercializzazione. A livello industriale, la prima produzione interamente impattata dal vincolo sarà la collezione Primavera/Estate 2028.
Come devono muoversi le imprese
Anche se l'obbligo del Passaporto Digitale troverà piena applicazione tra il 2028 e il 2029, la raccolta dei dati lungo la catena di fornitura richiede un'importante riorganizzazione dei sistemi informativi aziendali.
Le imprese sono chiamate a mappare fin da subito i propri fornitori per verificare la trasparenza dei dati sui materiali e a pianificare canali alternativi per la gestione degli stock invenduti, evitando sanzioni e garantendo la piena conformità ai nuovi standard comunitari.

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