Infortuni sul lavoro, nei primi undici mesi del 2025 crescono denunce e decessi

 I dati INAIL confermano un’emergenza che richiede un cambio di approccio


I dati diffusi dall’INAIL relativi ai primi undici mesi del 2025 offrono un quadro articolato e, per certi versi, preoccupante dell’andamento degli infortuni sul lavoro in Italia.


Pur in presenza di una riduzione dell’incidenza infortunistica rapportata al numero degli occupati rispetto al periodo pre-pandemico, il confronto con il 2024 evidenzia un aumento sia delle denunce di infortunio sia dei casi mortali, in particolare per gli infortuni in itinere.

Numeri complessi, numerosi e tecnici, ma necessari per comprendere davvero la dimensione del fenomeno e per evitare letture superficiali.



Il quadro generale: infortuni e decessi in aumento

Nei primi 11 mesi del 2025 le denunce complessive di infortunio pervenute all’INAIL, comprese quelle relative agli studenti, sono state 550.948, con un aumento dell’1,5% rispetto alle 543.039 registrate nello stesso periodo del 2024.

I casi mortali denunciati sono stati 1.010, contro i 1.000 del 2024, con un incremento dell’1%.

Analizzando la modalità di accadimento:

  • Infortuni in occasione di lavoro:
    +0,4% le denunce e +1% i decessi.

  • Infortuni in itinere:
    +3% le denunce e +3,4% i casi mortali.

Incidenza infortunistica e andamento nel lungo periodo

Rapportando gli infortuni in occasione di lavoro (al netto degli studenti) al numero degli occupati rilevati da ISTAT, emerge che:

  • l’incidenza passa dalle 1.848 denunce ogni 100.000 occupati nel 2019 alle 1.594 del 2025, con un calo complessivo del 13,7%;

  • rispetto al 2024 la riduzione è invece marginale (-0,4%, da 1.600 a 1.594).

Questo dato indica che, nonostante una tendenza di lungo periodo in miglioramento, nel breve termine il fenomeno resta sostanzialmente stabile, con segnali di risalita in valori assoluti.


Infortuni in occasione di lavoro: chi cresce e chi cala

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) presentate nei primi 11 mesi del 2025 sono state 385.435, in aumento dello 0,4% rispetto al 2024.

Nel confronto con gli anni precedenti:

  • -1,9% rispetto al 2023

  • -24,9% rispetto al 2022

  • -9,7% rispetto al 2019 (periodo pre-pandemico)

L’incidenza di queste denunce sul totale è passata dall’82,6% del 2019 all’80,8% del 2025.

Dal punto di vista demografico:

  • l’aumento è legato esclusivamente alla componente femminile (+2%), mentre quella maschile registra un lieve calo (-0,4%);

  • diminuiscono le denunce dei lavoratori italiani (-0,6%), mentre aumentano quelle dei lavoratori stranieri (+3,5%).

Infortuni mortali in occasione di lavoro

I decessi in occasione di lavoro (al netto degli studenti) rappresentano il 72,8% del totale, quota stabile rispetto al 2019.

L’aumento tra 2024 e 2025 riguarda:

  • solo i lavoratori uomini, con denunce passate da 678 a 693;

  • in calo i casi tra le donne (da 44 a 36).

Crescono le denunce mortali tra i lavoratori stranieri (da 164 a 171), mentre restano stabili quelle degli italiani (558).


Infortuni in itinere: il dato più critico

Gli infortuni in itinere, al netto degli studenti, denunciati entro novembre 2025 sono stati 91.463, con un aumento del 3% rispetto al 2024.

Il confronto con gli anni precedenti evidenzia una crescita costante:

  • +6,8% rispetto al 2023

  • +12,8% rispetto al 2022

  • +63,2% rispetto al 2020

L’incremento riguarda sia uomini che donne, e sia lavoratori italiani che stranieri.

Particolarmente significativo il dato sugli infortuni mortali in itinere, saliti a 273 casi, nove in più rispetto al 2024.
Colpisce l’aumento dei decessi tra le lavoratrici (da 28 a 44), mentre diminuiscono quelli tra i lavoratori uomini.


Aumentano le malattie professionali

Un ulteriore segnale di attenzione arriva dalle patologie di origine professionale, che nel periodo gennaio-novembre 2025 sono state 90.288, con un aumento del 10,6% rispetto all’anno precedente.


Le riflessioni di Valitalia PMI

I dati forniti da INAIL purtroppo non fanno che confermare ciò che Valitalia PMI sostiene da tempo: gli infortuni sul lavoro continuano a rappresentare un problema strutturale, nonostante le numerose misure preventive introdotte negli ultimi anni, come la formazione obbligatoria, la patente a crediti e l’inasprimento delle norme.

Le normative e i corsi di formazione sono strumenti indispensabili, ma da soli non bastano.
La sicurezza sul lavoro non può restare confinata all’aula o agli adempimenti formali: deve diventare una cultura viva, radicata nelle azioni quotidiane di ciascun lavoratore e di ogni impresa.

Non possiamo lasciare ai soli corsi ciò che deve manifestarsi concretamente nelle pratiche operative.


Serve un cambiamento di approccio, che metta al centro non solo la formazione teorica delle persone, ma il loro comportamento reale, la consapevolezza quotidiana del rischio e la responsabilità condivisa.

Solo così i numeri potranno davvero iniziare a scendere, non solo nelle statistiche negative di lungo periodo, ma soprattutto laddove conta di più che questo accada presto: nella vita reale dei lavoratori.


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