“La nuova architettura della formazione continua: il Decreto n. 8/2026
Dalla logica della spesa alla certificazione del valore: come cambia la governance dei Fondi Interprofessionali e cosa significa per il patrimonio di competenze delle aziende
L'emanazione del Decreto Direttoriale n. 8 del 9 gennaio 2026 non rappresenta un semplice aggiornamento burocratico, ma una profonda ristrutturazione della governance della formazione continua in Italia.
Questo provvedimento segna una svolta verso la tracciabilità, superando la logica della spesa quantitativa per abbracciare un modello dove l'investimento in competenze deve essere misurabile, certificato e spendibile nel mercato globale.
Il filo conduttore: dalla Quantità alla Qualità Certificata
Il "filo rosso" che attraversa il decreto è la trasformazione dei Fondi Interprofessionali da meri erogatori di risorse a registi strategici della qualità formativa.
Se in passato l'obiettivo primario era l'assorbimento dei fondi, oggi viene imposta una visione dove la formazione deve generare "capitale umano" reale e portabile.
Non si parla più solo di ore di lezione, ma di certificazione delle competenze e di integrazione con il Sistema Nazionale di certificazione.
Il decreto si pone quindi in una posizione di cambio di rotta rispetto al passato per quanto riguarda l'autonomia gestionale dei Fondi, ora vincolati a standard di rendimento e trasparenza molto più stringenti, privilegiando una progettazione personalizzata e l'apprendimento duale rispetto alla formazione standardizzata.
I quattro punti di svolta per le imprese
Per il datore di lavoro, l'architettura del decreto introduce quattro novità sostanziali che cambiano il paradigma del rapporto con il proprio Fondo di riferimento:
1. La Certificazione come Valore Patrimoniale: La novità più dirompente è l'obbligo di garantire, al termine dei percorsi, almeno un'attestazione di "messa in trasparenza" delle competenze. La logica sottostante è la patrimonializzazione del tempo,
permettendo all'impresa di valorizzare l'investimento fatto sul dipendente attraverso attestazioni digitali e trasparenti che alimentano il Fascicolo elettronico del lavoratore.
2. L'Efficienza Misurata (Indici di Rendimento): Il Ministero introduce soglie minime di operatività: i Fondi dovranno erogare alle imprese, su base triennale, una percentuale media del 70% delle risorse disponibili (che salirà all'85% dal 2030).
Tecnicamente, questo costringe i Fondi a essere più snelli ed efficaci, garantendo che la quasi totalità del gettito INPS torni effettivamente nelle fabbriche e negli uffici sotto forma di formazione, pena il commissariamento.
3. Il Fondo Rischi (FEGR) come Garanzia di Stabilità: Ogni Fondo deve ora accantonare un "Fondo economie di gestione e rischi" pari al 3% del gettito medio.
Oltre il dato tecnico, la logica è quella della responsabilità finanziaria: questo cuscinetto serve a coprire eventuali spese non riconosciute o eccedenze di funzionamento, proteggendo le risorse destinate alla formazione delle imprese da errori gestionali del Fondo stesso.
4. Digitalizzazione e Interoperabilità Totale: Il decreto impone registri elettronici e sistemi informativi capaci di "dialogare" in tempo reale con il Ministero (SI-FP Fondi).
Per l'impresa, ciò significa una drastica riduzione della burocrazia cartacea e un controllo più fluido, poiché i dati formativi fluiscono automaticamente verso le banche dati nazionali, rendendo il monitoraggio un processo continuo e meno invasivo.
Analisi di scenario: transizioni e competenze
Il provvedimento si inserisce nel complesso scenario della transizione digitale ed ecologica, dove il gap di competenze non è più solo una sfida formativa, ma una minaccia alla competitività.
Il Ministero, attraverso queste nuove Linee Guida, cerca di sincronizzare la domanda di formazione delle imprese con un'offerta che sia tempestiva e, soprattutto, congrua.
In un mercato del lavoro dove la mobilità è crescente, la portabilità delle risorse tra Fondi (rafforzata dall'obbligo di sistemi informatici che mostrino alle aziende la propria disponibilità finanziaria in tempo reale) garantisce al datore di lavoro una libertà di scelta basata sulla qualità del servizio offerto dal Fondo.
Questo decreto, in sintesi, spinge verso un partenariato pubblico-privato più solido, dove la formazione non è più un adempimento, ma una leva strategica per gestire crisi aziendali, transizioni produttive e staffette generazionali

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