Licenziamento per riduzione del personale, la sentenza n. 241/2025 del Tribunale di La Spezia conferma l'importanza di trasparenza e valutazioni proporzionate
Riduzione del personale: cosa ci ricorda la sentenza 241/2025 del Tribunale di La Spezia
Negli ultimi mesi, il quadro normativo che disciplina i licenziamenti ha fornito importanti indicazioni.
La sentenza n. 241/2025 del Tribunale di La Spezia rappresenta in questo senso un caso significativo che offre spunti concreti di riflessione.
Un po' di contesto normativo
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 118/2025, ha dichiarato incostituzionale la parte dell’art. 9, comma 1, del D.Lgs. 23/2015 che fissava un tetto massimo di sei mensilità come indennità risarcitoria nei licenziamenti illegittimi per i lavoratori di piccole imprese.
Questo cambiamento ha aperto la strada a un approccio più personalizzato e proporzionato, in cui il giudice può calcolare l’indennizzo tenendo conto di vari fattori, tra cui l’anzianità del lavoratore, la dimensione e la struttura dell’impresa, nonché le modalità con cui è stato disposto il licenziamento.
Il caso del Tribunale di La Spezia
La sentenza n. 241/2025 riguarda il licenziamento di una lavoratrice impiegata in una piccola impresa, avvenuto per giustificato motivo oggettivo, ossia una riduzione del personale legata a esigenze aziendali contingenti.
Il Tribunale ha riconosciuto che, pur essendo legittima in astratto la necessità di ridurre l’organico, la scelta della lavoratrice da licenziare non rispettava i principi di correttezza e buona fede previsti dagli articoli 1175 e 1375 del Codice Civile.
In particolare, tra dipendenti con mansioni simili, il datore di lavoro non aveva adottato criteri oggettivi e proporzionati nella selezione, privilegiando la scelta di una lavoratrice con maggiore anzianità.
Di conseguenza, il licenziamento è stato dichiarato illegittimo, e l’indennità risarcitoria è stata calcolata in 8 mensilità, superando il precedente tetto di sei mensilità previsto dalla normativa oggi superata.
Cosa significa per le Piccole e Medie Imprese?
Per le PMI questa pronuncia rappresenta un punto di riferimento, in quanto mette in evidenza alcuni aspetti cruciali:
Necessità di trasparenza e correttezza: la scelta del lavoratore da licenziare deve essere basata su criteri oggettivi, documentabili e proporzionati, come l’anzianità, le competenze e le mansioni.
Rischio economico maggiore: il superamento del tetto di sei mensilità rende più rilevante il calcolo dei costi derivanti da un eventuale licenziamento illegittimo. È quindi consigliabile effettuare valutazioni preventive accurate e adottare procedure condivise con il personale.
Personalizzazione dell’indennizzo: la quantificazione dell’indennità risarcitoria non può più essere standardizzata; il giudice tiene conto di tutte le circostanze del caso.
Opportunità di formazione e consulenza: le PMI possono ridurre il rischio di contenziosi aggiornando le proprie procedure interne e formando il personale incaricato della gestione del personale in merito a criteri oggettivi e buone pratiche.
Conclusione
La sentenza n. 241/2025 del Tribunale di La Spezia conferma un principio chiave: anche nelle piccole imprese, il rispetto dei criteri di correttezza, trasparenza e proporzionalità nella gestione dei licenziamenti non è facoltativo, ma essenziale.
Le PMI devono organizzare le proprie procedure in modo consapevole, così da gestire il personale correttamente (rispettando in primis le persone) e da limitare i rischi a loro carico, il che porterà a ridurre in modo considerevole contenziosi potenzialmente onerosi, e che in ogni caso non giovano mai al clima aziendale.
Questa pronuncia rappresenta quindi per tutti, ancora una volta, un forte monito sulla necessità di conciliare correttamente le esigenze organizzative dell’impresa con i diritti dei lavoratori.

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