Permessi studio e Università telematiche: chiarimenti dalla Cassazione
La Suprema Corte detta le linee guida sull'armonizzazione tra formazione a distanza e orario lavorativo
La Corte di Cassazione, con la decisione n. 25038 dell'11 settembre 2025, ha fornito un importante chiarimento sul diritto ai permessi retribuiti (150 ore) per i lavoratori studenti iscritti a università telematiche.
Dedichiamo con piacere un approfondimento a questo argomento, riconoscendo che, in un panorama sociale in continua evoluzione, sono sempre più numerosi i lavoratori che, dovendo destreggiarsi tra impegni professionali, personali e familiari, trovano negli atenei online una soluzione di estremo aiuto per perseguire la propria formazione e crescita professionale.
La flessibilità offerta da questi percorsi è indubbiamente un valore aggiunto che supporta il diritto allo studio, ma pone anche quesiti sulla sua corretta applicazione in relazione alle tutele lavorative.
Il principio ribadito: la coincidenza oraria
Il nucleo della decisione della Suprema Corte si concentra sul principio della coincidenza oraria.
I permessi retribuiti, previsti dalla contrattazione collettiva, sono istituiti per consentire al lavoratore di assentarsi dal servizio al fine di partecipare effettivamente a lezioni o esami che, altrimenti, si sovrapporrebbero all'orario lavorativo.
Nel caso delle università telematiche, il cui modello didattico si basa spesso sull'erogazione di lezioni in modalità asincrona (fruibili in qualsiasi momento), viene meno il presupposto dell'impossibilità di frequentare al di fuori dell'orario di lavoro.
La Cassazione ha dunque stabilito che:
Il lavoratore ha diritto ai permessi solo se fornisce la prova documentale che la frequenza delle lezioni online (ad esempio, a un evento live o una sessione con orario vincolato) è avvenuta in un momento di effettiva coincidenza con il proprio orario di servizio.
I permessi non sono utilizzabili per la mera attività di studio individuale, ripasso o preparazione degli esami, che sono attività slegate da un vincolo temporale imposto dall'ateneo.
In sostanza, la decisione mira a garantire la parità di trattamento con gli studenti di atenei tradizionali, i cui corsi prevedono un orario rigido, ed evita che la flessibilità del percorso telematico si traduca in un automatismo nella concessione di permessi non strettamente necessari all'assenza dal posto di lavoro.
Oltre la Norma: il Dialogo, per un clima aziendale ottimale
La nostra Associazione, da sempre fedele alla sua visione di un mondo del lavoro basato sul dialogo e sulla tutela del valore umano, raccomanda, al di là delle precise indicazioni emerse da questa decisione, di privilegiare il massimo dialogo e la massima trasparenza reciproca tra le parti.
Venire incontro ad un dipendente che sta investendo nella propria formazione e permettergli, laddove possibile e compatibile con le esigenze organizzative, di usufruire di un po' di tempo aggiuntivo per dedicarsi alla sua crescita accademica, anche se non strettamente dovuto dalla norma, può solo giovare al clima aziendale.
Un ambiente di lavoro che riconosce e supporta lo sforzo del dipendente – che oltre al lavoro e allo studio deve spesso ottemperare anche a gravosi doveri familiari e fatica a trovare un equilibrio tra tutti questi impegni – è un ambiente in cui crescono la motivazione e la lealtà, due fattori preziosi per la crescita e la prosperità di una piccola e media impresa.
Tutto questo può, ad esempio, essere realizzato anche con il supporto di un accordo tra azienda e lavoratore, che delinei con chiarezza termini e condizioni, per la tutela della serenità di tutti.
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